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martedì 30 settembre 2008

Web 3.0 Europa pronta



La Commissione apre una consultazione per capire come l'Europa possa porsi alla guida della transizione verso il Web 3.0


L'Europa potrebbe assumere la leadership della transizione verso l'Internet della prossima generazione. Oggi la Commissione europea ha delineato quali dovranno essere i principali interventi dell'Europa per far fronte alla prossima ondata della Rivoluzione di Internet, che nei prossimi anni andrà intensificandosi con l'evolversi di varie tendenze come le reti sociali, il passaggio massiccio ai servizi aziendali on-line, la nomadizzazione dei servizi basati sul GPS e la TV mobile e la maggior diffusione delle etichette intelligenti. Il rapporto mette in luce che l'Europa si trova in ottima posizione per sfruttare tutte queste evoluzioni, grazie alle politiche a favore della liberalizzazione e della concorrenza nelle reti di telecomunicazione e a quelle in materia di riservatezza dei dati e di sicurezza. Oggi la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica sulla sua politica nel settore e sui possibili interventi del settore privato. Il rapporto della Commissione propone anche un nuovo indice di prestazione della banda larga (indice BPI) che mette a confronto le prestazioni dei vari Stati riguardo ad aspetti fondamentali quali la velocità della banda larga, il prezzo, la concorrenza e la copertura del servizio. Secondo questo indice, che integra l'indice più tradizionale di penetrazione della banda larga finora utilizzato dai regolatori nel settore delle telecomunicazioni, la Svezia e i Paesi Bassi figurano ai primi due posti della classifica sulla banda larga in Europa.
"L'Internet del futuro cambierà radicalmente la nostra società," ha dichiarato Viviane Reding, Commissaria per la Società dell'informazione e i media. "Web 3.0 significa potersi dedicare ad attività commerciali, sociali e ricreative "in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo", senza soluzioni di continuità, grazie a reti veloci, affidabili e sicure. Il Web 3.0 mette fine alla divisione tra linee fisse e mobili e rappresenta un enorme balzo in avanti dell'universo digitale, che da qui al 2015 vedrà decuplicata la sua scala. L'Europa ha le competenze e la capacità di rete necessarie per essere all'avanguardia di questa trasformazione. Dobbiamo far sì che il Web 3.0 sia fatto e utilizzato in Europa.".
Gli utenti europei hanno sempre di più accesso a servizi Internet più rapidi e vantaggiosi: alla fine del 2007 la metà di essi aveva accesso ad una banda larga di oltre 2 megabit per secondo (MBps), cioè il doppio della velocità dell'anno precedente, con la possibilità di accedere a servizi televisivi via Internet. La banda larga copre ormai il 70% della popolazione rurale dei 27 Stati membri dell'UE, percentuale che si avvicina a quella relativa alla copertura totale (93%). Lo scorso anno, la copertura della banda larga nelle zone rurali dell'UE-25 è aumentata di 8 punti percentuale.
Questo significa che si sta già preparando una nuova generazione di Internet, con evidenti potenzialità per l'economia europea. Nel 2007 un quarto degli europei usava siti web 2.0 e ora stanno prendendo piede le applicazioni aziendali basate sulle reti sociali. Infine, tra il 2006 e il 2011 si prevede un aumento anche per il software aziendale basato su Internet (+ 15% a livello mondiale).
Le nuove applicazioni tecnologiche richiederanno che Internet sia disponibile ovunque. Il concetto di "Internet degli oggetti" si riferisce al collegamento senza fili di macchine, veicoli, dispositivi, sensori e molti altri oggetti attraverso Internet. Già adesso è possibile utilizzare biglietti elettronici per viaggi e spostamenti e in futuro i dispositivi mobili potranno scambiarsi informazioni per i pagamenti o per ottenere informazioni. Entro il 2015 oltre un miliardo di telefoni dovrebbe essere dotato di questa tecnologia.
Alle imprese dell'UE si aprono ampie prospettive purché si investa a sufficienza nell'accesso a banda larga ad alta velocità e si sostenga la ricerca e l'innovazione. Nella sua comunicazione adottata oggi la Commissione sostiene che l'UE dovrebbe incentivare gli investimenti nell'accesso a banda larga della prossima generazione — ad esempio attraverso un maggiore coinvolgimento delle autorità locali che possono agevolare l'accesso alle condutture (o addirittura la posa di nuove condutture) per l'installazione di cavi a fibre ottiche più veloci nel corso delle opere civili —, garantire la concorrenza nel settore, evitare indebite restrizioni alla possibilità di scelta offerta ai consumatori, salvaguardare la fiducia dei consumatori nell'uso di Internet e finanziare la ricerca sui servizi Internet di domani.
La comunicazione è corredata di un nuovo Indice di prestazione della banda larga che compara il livello di concorrenza, copertura, velocità e qualità dell'accesso Internet in tutta Europa (cfr. allegato). L'indice mette in luce che l'UE si trova già in una posizione ottimale per sfruttare tutte queste opportunità offerte dalla banda larga, perché dispone di un ambiente aperto e concorrenziale per gli investimenti. L'indice classifica le prestazioni dei paesi dell'UE nel campo dell'Internet ad alta velocità considerando i principali fattori che incidono sullo sviluppo di una banda larga più veloce per mettere in luce gli elementi in cui è necessario intervenire in via prioritaria.
L'indice mostra nettamente che la Svezia e i Paesi Bassi sono i due paesi leader all'interno dell'UE, perché dispongono di un ambiente favorevole alla concorrenza e i cittadini e le imprese hanno le competenze per utilizzare i servizi avanzati. Al contrario, una scarsa concorrenza può frenare gli investimenti nel settore delle tecnologie avanzate e mantenere i prezzi elevati. Altri ostacoli di rilievo ad ulteriori sviluppi in questo campo sono fattori sociali quali la mancanza di competenze digitali, una scarsa diffusione dei computer e stanziamenti insufficienti per le TIC.
La comunicazione della Commissione sull'internet e sulle reti del futuro è consultabile al seguente indirizzo:
http://ec.europa.eu/information_society/eeurope/i2010/index_en.htm
La consultazione pubblica su "Internet degli oggetti" è disponibile sul sito:
http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch?form=IOTconsultation


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venerdì 9 maggio 2008

Biglietti aerei online e compagnie aeree sotto inchiesta da parte dell'UE

Da Bruxelles giunge la notizia che, a risultato di una indagine condotta in 13 paesi dell'Unione Europea negli ultimi 7 mesi, su 386 siti controllati che vendono biglietti aerei aerei online, 137 sono risultati "poco affidabili". Anche l'Italia non né è rimasta immune infatti, su 11 siti scelti tra i più frequentati, 4 sono risultati irregolari.Le irregolarità riscontrate riguardano prezzi ingannevoli, irregolarità nei termini contrattuali e mancata disponibilità di un'offerta pubblicitaria.Inoltre, l'Antitrust, per uno dei 137 siti risultati "poco affidabili", ha ritenuto necessario avviare una procedura per pratiche commeriali non corrette. I nomi delle compagnie aeree e dei tour operator in questione non sono stati resi noti al momento ma lo potranno essere in futuro. La Svezia e la Norvegia, invece, hanno ritenuto pubblicare la lista dei siti finiti sotto inchiesta nella quale figurano la compagnia aerea Ryanair e la Australian Airlines.
Fonte ANSA

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sabato 1 marzo 2008

Aiutateci a fare di Internet un ambiente più sicuro per i bambini



27 Febbraio 2008 - La Commissione Europea ha varato un nuovo programma per una maggiore sicurezza dei minori che navigano in internet.
Di fronte alla diffusione recente di servizi di comunicazione del web 2.0, come i siti di socializzazione, il nuovo programma intende lottare non solo contro i contenuti illeciti, ma anche contro comportamenti dannosi come il bullismo in linea e l'adescamento in rete a scopi sessuali (grooming).
Tale programma fruisce di una dotazione di bilancio di 55 milioni di euro e abbraccia il periodo 2009-2013.
«Il programma "Safer Internet" è un buon esempio di intervento europeo che ha conseguenze dirette sulla vita quotidiana dei cittadini. Sono sempre più numerosi i bambini e gli adolescenti europei che usano le tecnologie in linea a casa e a scuola, da cui l'esigenza di un'informazione adeguata sia dei ragazzi che dei loro genitori ed insegnanti sulle opportunità di internet e sui rischi correlati alla rete», ha affermato José Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea.
«Con il nuovo programma la Commissione Europea intende portare avanti gli interventi già avviati per creare un ambiente in linea più sicuro per i nostri ragazzi, incoraggiando le iniziative di autoregolazione e una maggiore sensibilizzazione della società. In presenza di contenuti illeciti in linea, le autorità pubbliche saranno in grado di prendere contromisure rapide e incisive grazie al rafforzamento dei sistemi di segnalazione».
«L'Unione Europea ha già ampiamente contribuito in passato a fare di internet un luogo più sicuro per i minori, ma resta ancora molto da fare», ha aggiunto Viviane Reding, Commissario responsabile della società dell'informazione e dei media.
«Anzi – ha aggiunto - i nuovi usi delle tecnologie richiedono un'intensificazione degli interventi. Sono convinta che il nuovo programma per un web più sicuro farà dell'Europa un modello nel campo della protezione dei minori nei confronti di abusi perpetrati in linea e attraverso i telefoni cellulari».
Le finalità del nuovo programma sono:
- Ridurre i contenuti illeciti e lottare contro i comportamenti dannosi in linea. Saranno creati punti di contatto nazionali ai quali segnalare i contenuti illeciti e i comportamenti dannosi in linea, in particolare il materiale pedopornografico e le manipolazioni psicologiche sui minori a scopi sessuali;
- Promuovere un ambiente in linea più sicuro. Saranno incoraggiate le iniziative di autoregolazione e sarà promosso il coinvolgimento dei minori e dei giovani nella creazione di un ambiente in linea più sicuro, in particolare attraverso gruppi di giovani;
- Sensibilizzare il pubblico, con interventi destinati ai minori, ai loro genitori e agli insegnanti. Lo scopo è favorire l'effetto moltiplicatore con lo scambio di buone pratiche attraverso la rete di centri di sensibilizzazione nazionali. È previsto il sostegno di punti di contatto ai quali i genitori e i minori potranno rivolgersi per avere una risposta su come navigare in linea in sicurezza;
- Creare una base di conoscenze riunendo i ricercatori attivi nel campo della sicurezza dei minori in linea a livello europeo. Si tratta di creare una base di conoscenze sull'uso delle nuove tecnologie da parte dei minori e sugli effetti e i rischi di tali tecnologie sui minori e utilizzarla per migliorare l'efficacia degli interventi in atto nell'ambito del programma Safer Internet.

Commissione Europea

Safer Internet contiene il link al PDF in italiano (o in altre lingue)

cheyenne

sabato 12 gennaio 2008

DIFENDIAMO LA NEUTRALITA' DELLA RETE!

Ogni bit nasce uguale e ha lo stesso diritto degli altri di essere portato a destinazione

A mio modesto avviso, contrastare la pirateria informatica non può diventare sinonimo di censura. Questa "lotta" contro la pirateria sta ledendo la libertà della massa.
Questa mini-inchiesta vuole contribuire ad ampliare questo dibattito offrendo ai nostri lettori un piccolo ventaglio delle posizioni espresse dai vari soggetti che ne sono protagonisti - a vario titolo - in Italia, Europa e Stati Uniti.Finalmente qualcosa si muove anche nei palazzi del potere federale USA: l'Organizzazione di Garanzia sulle Telecomunicazioni "(FCC) Federal Communications Commission" si prenderà la briga di indagare negli affari della Comcast, il provider che negli USA è accusato di filtrare il P2P.L’indagine della FCC avrà sicuramente importanti implicazioni nel dibattito sulla neutralità della rete, che infuria in tutto il mondo ma che vede la FCC in particolare al centro di forti polemiche.
I fautori della network neutrality, infatti, credono che gli attuali standard FCC siano totalmente inadeguati a prevenire simili abusi da parte degli Isp, mentre i fornitori del servizio e altri oppositori a nuove leggi in materia sostengono che l’attuale sistema sia sufficiente e che un nuovo intervento legislativo finirebbe per imporre nuovi limiti alle presenti pratiche di gestione del traffico, essenziali per prevenire eccessivi sovraccarichi della rete causati proprio dagli enormi flussi di download dai siti di file-sharing.

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Controlliamo i controllori della rete
Nella lotta al P2P i fornitori di servizi internet discriminano sempre più quello che passa nei loro network. Violando il principio fondamentale delle libertà della rete: la neutralità. La posta in gioco è il futuro del web e dell'economia che gli ruota intorno. Certe volte Skype non funziona, altre non si riesce a condividere i file attraverso i programmi peer-to-peer (P2P). Sono cose che possono capitare: la rete è un'infrastruttura fatta di tubi che quando sono intasati rallentano il traffico. Un classico problema di scarsità di risorse, direbbero gli economisti. Se però Skype non funziona e il P2P neppure ma sul sito della Rai o sui servizi di tv via internet degli operatori principali la connessione non dà problemi, allora c'è qualcosa che non va. Non è più un problema di network ma di gestione. In questo caso, infatti, qualcuno sta facendo il furbo e infrangendo le più elementari regole della rete. Quelle regole con cui è nata l'internet e che recitano più o meno così: ogni bit nasce uguale e ha lo stesso diritto degli altri di essere portato a destinazione. In gergo si chiama «neutralità» ma si può anche leggere « democrazia » . Una democrazia che la rete ha scelto fin dalla sua nascita per funzionare al meglio, e che ha permesso lo sviluppo di tutto quanto di bello, creativo e lucroso è fiorito dentro e intorno al web. Ma che ora è sotto minaccia.
continua >>> l'articolo Di Gabriele De Palma pubblicato su VisionPost
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GESTORI ADSL - ILLEGALE BLOCCARE SISTEMATICAMENTE P2P, SKYPE ED ALTRI PROGRAMMI
[...]Se porre limiti alla banda e' legittimo per gestire problemi di traffico della rete (sempre che non si violi il minimo garantito dal contratto), bloccare specificamente un particolare software/sito e’ illegale. Ad esempio, guardare un programma RaiTv in streaming puo' richiede molta piu' banda di quella necessaria a diverse modalita' d'uso di P2P. Se lo scopo e' davvero quello di limitare la banda per tutti affinche' sempre tutti ne possano usufruire, perche' non limitare anche l'accesso al sito Internet della Rai o a qualsiasi altro sito/programma pesante? In breve, il gestore ha il diritto ed anche il dovere di gestire il traffico, ma lo deve fare secondo criteri di obiettivita', trasparenza, non discriminazione e proporzionalita'.
continua >>> il comunicato stampa di Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc
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Alfonso Fuggetta: la neutralità della rete (quasi) perduta

[...]
Come si risolve il problema?
Deve esserci una separazione tra chi trasporta i dati e chi eroga i servizi.
Favorevole alla scorporo della rete fissa dunque, di cui Agcom e i nuovi vertici Telecom stanno discutendo?
Favorevole.
Scorporo funzionale o societario?
Da una cosa segue l'altra. Lo scorporo funzionale non ha molto significato sul lungo periodo. Solo se la società che gestirà la rete sarà distinta dall'ex monopolista si avrà la possibilità da parte di più soggetti, anche pubblici, di investire nell'infrastruttura, altrimenti le risorse sono quelle limitate di oggi. Se internet non fosse stata neutrale dalla sua nascita, o se non lo fosse più d'ora innanzi, cosa ci saremmo persi? Non avremmo Google, Skype, Facebook, Kazaa e via discorrendo. Ma questa non è una mia opinione: basta prendere la storia del web e andare a cercare quante innovazioni sono state sviluppate dagli operatori telefonici. Twitter, Google e le altre nuove realtà del web non c'entrano nulla con gli operatori. L'innovazione sul web nasce dai ricercatori e dagli utenti qualificati che, sfruttando le capacità di trasporto del network, inventano soluzioni nuove per tutti.
continua >>> l'articolo pubblicato su VisionPost
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IFPI: la UE controlli i pacchetti dati degli utenti

[...] dice IFPI, ci sono "molte semplici e ragionevoli opzioni" a disposizione degli ISP per aiutarli a contribuire alla lotta alla pirateria. Alcune sono persino già utilizzate, come ad esempio il traffic shaping e il deep packet inspection, "per migliorare la fruibilità della banda nelle ore di punta e per combattere lo spam". E quindi? Quindi IFPI ha tre proposte per i legislatori UE.
Sono tutte "economiche ed efficaci", e contribuirebbero non poco alla risoluzione del problema.
Primo, content filtering: tracciare tutto il traffico sulle reti, individuare i file audio, confrontarli con un database di riferimento e bloccare i file pirata.
Secondo, blocco dei protocolli: impedire completamente l'accesso a certi circuiti di sharing, perché ritenuti luogo d'elezione per scambiarsi materiale proibito.
Terzo, impedire la navigazione di certi siti: AllofMP3, The Pirate Bay, sono tutti siti pericolosi, tanto vale proibirli a tutti per salvare le sorti del mercato discografico.

continua >>> l'articolo di Luca Annunziata pubblicato su Punto Informatico
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Bufera sui filtri al P2P

[...]I provider che filtrano le applicazioni P2P, nel gestire la loro offerta di connettività, secondo ADUC non applicano gli attesi criteri di di obiettività, trasparenza, non discriminazione e proporzionalità, violando il Codice delle comunicazioni elettroniche, le condizioni generali di contratto (laddove non si prevedono filtri P2P o di altri programmi) e il principio fondamentale della concorrenzialità: "Un esempio su tutti. Negli Usa, Comcast - il secondo maggior gestore di ADSL - sta limitando l'accesso a programmi P2P, proprio come Tele2 ed altri gestori qui in Italia. Poiché molte TV online usano il protocollo P2P, il comportamento di Comcast - che è anche il più grande gestore di Tv via cavo - colpisce direttamente la concorrenza".Il timore di ADUC è che situazioni analoghe si presentino anche sul mercato italiano: "Con la scusa del troppo traffico, per esempio, Telecom Italia potrebbe rendere difficoltoso agli abbonati Alice ADSL l'utilizzo del protocollo VoIP per telefonare ed effettuare videoconferenze tramite Internet, danneggiando così altri operatori come Skype o Eutelia VoIP".
continua >>> l'articolo di Dario Bonacina pubblicato su Punto Informatico
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Filtri P2P, parte l'inchiesta negli States
[...] Dopo tanto clamore mediatico, minacce, utenti imbufaliti e lettere di avvocati intenzionati a fare terra bruciata attorno a Comcast, il provider che negli USA è accusato di filtrare il P2P, finalmente qualcosa si muove anche nei palazzi del potere federale: l'Organizzazione di Garanzia sulle Telecomunicazioni Federal Communications Commission si prenderà la briga di indagare negli affari della società, alla ricerca di eventuali comportamenti discriminatori nei confronti dei bit scambiati dagli utenti in rete.
continua >>> l'articolo di Alfonso Maruccia pubblicato su Punto Informatico
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AT&T è il primo vero Cybercop
[...]"Stiamo lavorando su una soluzione tecnologica e riteniamo che il modo migliore di affrontare il problema si agire a livello di network". Così James Cicconi, vice presidente senior del reparto affari legali di AT&T, nel corso di un panel di discussione sulla pirateria telematica tenuto a latere del CES di Las Vegas.
AT&T ricorda quello che i lettori di Punto Informatico conoscono benissimo: l'azienda ha stretto un accordo a tutto campo con le major. Lo scopo? Bloccare tutto il bloccabile. Ed ora bisogna fare di più.
continua >>> l'articolo di Alfonso Maruccia pubblicato su Punto Informatico

sabato 3 novembre 2007

SPAM : IL CUORE DEL CYBERCRIME - terza parte

Pubblico l'ultima news di PC AL SICURO da cui si evince la gravità della situazione. La news è chiarissima nel suo agghiacciante allarme ed il cui contenuto è riportato anche in un recentissimo articolo di un Blog dall'emblematico titolo "cosa NON è la Cyber Jihad " e "Cosa è la Cyber Jihad"
L'allarme corre anche sulle pagine di pcworld.com: i criminali informatici zombificano i computer attraverso le Botnet anche in affitto. Nello stesso articolo si sconsiglia vivamente di visitare il sito loads.cc
Basta pagare e la rete di Botnet è a disposizione per rubare le informazioni che vengono girate agli interessati: il "cliente" paga solo 20 centesimi di dollari per ogni sistema infettato con successo.
È possibile pagare in anticipo una certa cifra per un numero di bot prefissato, dicono i ricercatori, così come è consentito scegliere un particolare range di indirizzi IP, il Paese attaccato o altre caratteristiche.
Cui prodest ?
Dipende dagli scopi che si prefiggono i criminali: invio di spyware - trojan - keylogger - rootkit allo scopo di rubare informazioni finanziarie riservate, oppure inviare tonnellate di spam (come già descritto nella prima e seconda parte del mio articolo).
Sempre su
pcworld.com si può leggere un recente studio della notissima azienda inglese per la sicurezza PREVX in cui, sinteticamente, si dichiara
che su 300.000 computer esaminati , ben il 15,6 % di queste macchine contiene spyware o malware.
Tutta la comunità internazionale sta organizzando, incontri, congressi per intraprendere azioni univoche:
e-Crime Congress 2007
e-Crime Congress 2008
La NATO chiede interventi urgenti per arginare l'ondata del Cybercrime
(fonte
Reuters).
Il Dipartimento di Giustizia degli USA e l'FBI hanno lanciato altre iniziative per smantellare le Botnet. (fonte
WIRED)
Anche l'
UNIONE EUROPEA ha lanciato l'allarme spamming. I 25 stati membri della UE devono applicare la normativa comunitaria che vieta le email spazzatura.
Grazie alla normativa europea, le autorità olandesi sono riuscite a ridurre dell'85% lo Spam e quelle finlandesi di oltre il 50%.
Eccoci, quindi, ritornati al cuore del problema che consente di pronunciare una condanna definitiva di ogni forma di spam: lo Spam è un vero e proprio «furto di servizi» come è ampiamente descritto in molti siti Internet.
Si commette «furto di servizi» allorquando si utilizzano - per i propri scopi - computer e risorse altrui che sono in rete e vengono mantenuti per fare altre cose.
Perché allora il fenomeno dello spam continua a crescere in dimensioni?
È presto detto: come abbiamo già visto, i costi dello spam non sono pagati da chi lo invia, ma da chi lo riceve. Con pochi minuti di connessione uno spammer può spedire lo stesso messaggio in copia anche a decine o centinaia di migliaia di persone ed, essendo per lui il costo quasi nullo, è sufficiente che, uno solo dei destinatari ci caschi, perché ogni spesa venga ripianata abbondantemente.
Secondo uno studio del 2001 della Commissione Europea per la Libertà, Sicurezza e Giustizia, il costo globale dello scaricamento di messaggi pubblicitari usando la attuale tecnologia può essere cautelativamente stimato in dieci miliardi di euro (all'anno) - e questa è solamente la frazione di costo che viene sostenuta dagli utenti direttamente.
E' del tutto ovvio, che tale cifra è aumentata in modo esponenziale negli ultimi anni.
Si deve poi avere chiaro che ulteriori costi sono a carico dei Provider, i quali per fornire i servizi hanno bisogno di maggiore banda, maggiore potenza e memoria per i propri sistemi, più personale per curare il buon funzionamento dei sistemi, più personale per il customer-care, e così via. Tutti costi che poi, in un modo o nell'altro, devono scaricarsi sugli utenti.
In buona sostanza, significa che le aziende e i privati hanno modo di acquistare servizi internet caratterizzati da un peggior rapporto qualità/prezzo.
Conseguenza di ciò è anche il diritto per chiunque di adottare qualsiasi accorgimento tecnico possa servire ad impedire tale furto di servizio a danno del proprio sistema.
È questo il fondamento alla base della lotta allo Spam.
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GLOSSARIO

CAPTCHA:
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ompletely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart, è un test che riesce a verificare se l'utente è un uomo o un computer, un esempio si trova quando provate a registrarvi su forum o a fare i login su siti compaiono dei riquadri con lettere e numeri distorti e casuali, che teoricamante i computer non dovrebbero essere in grado di leggere. Non si tratta quindi di un sistema di sicurezza a prova di errore, ma qualcosa che aumenta il livello di difficoltà.

cui prodest? : locuzione latina (lett. "a chi giova?")
deriva dalle parole pronunciate da Medea nell'omonima tragedia di Seneca.

cheyenne