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martedì 7 ottobre 2008

The Pirate Bay: ordinanza di accoglimento del riesame

Riporto qui il testo pubblicato dal sito: http://www.giuristitelematici.it/modules/bdnews/article.php?storyid=1520

al quale ognuno potrà dare libera interpretazione.
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Motivi dell'ordinanza di accoglimento del riesame per The Pirate Bay


Il Tribunale del Riesame di Bergamo deposita, in data 3 ottobre 2008, le motivazioni del riesame avverso il provvedimento del GIP di Bergamo che disponeva il sequestro preventivo del sito internet www.thepiratebay.org.

Il Tribunale ritiene assorbente il motivo relativo all'impossibilità di configurare un provvedimento di sequestro come quello posto in essere in quanto "produce l'effetto di sovvertire natura e funzione" del sequestro preventivo conosciuto dal nostro Ordinamento.###########################

Repubblica Italiana

Tribunale di Bergamo

Sezione penale del dibattimento in funzione di giudice del riesame

ordinanza di accoglimento di riesame avverso sequestro preventivo

- art. 324 c.p.p. -

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Il Tribunale di Bergamo, composto dai Magistrati:

dott. Vittorio Masia Presidente

dott. Stefano Storto Giudice Rel.

dott. Marialuisa Mazzola Giudice

letti

gli atti del procedimento in epigrafe nei confronti di S.K.P. Ed altri per il reato di cui agli artt. 110 c.p. e 171 ter co. 2 lett a bis) L. 633/41 ed esaminata la documentazione;

udite

le parti all'udienza in data 24.9.2008;

premesso

che, su richiesta del Pubblico Ministero, in data 1.8.2008 il GIP di Bergamo disponeva il sequestro preventivo del sito web www.thepiratebay.org, disponendo che i fornitori di servizi internet (Internet Service Provider) e segnatamente i provider operanti sul territorio dello Stato italiano inibiscano ai rispettivi utenti – anche a mente degli artt. 14 e 15 del Decreto Legislativo n. 70 del 9.4.2003 – l'accesso:

all'indirizzo www.thepiratebay.org;

ai relativi alias e nomi di dominio presenti e futuri, rinvianti al sito medesimo;all'indirizzo IP statico 83.140.176.146, che al momento risulta associato ai predetti nomi di dominio, e ad ogni ulteriore indirizzo IP statico associato ai nomi stessi nell'attualità ed in futuro;

rilevato

che con ricorso ex art. 324 c.p.p. e successiva memoria depositata il giorno dell'udienza, i difensori di S.K. chiedevano la revoca del sequestro, eccependo nullità di ordine processuale; difetto di giurisdizione; insussistenza del fumus delicti; nonché falsa applicazione dell'art. 321 c.p.p., degli artt. 14/17 D.L.vo 70/03 e della direttiva 2000/31/CE;

ritenuto

che non può allo stato revocarsi in dubbio la sussistenza del fumus delicti (quantomeno secondo la tipicità dell'art. 171 co. 1 lett. a bis) L. 633/41), alla luce di quanto evidenziato dalla Guardia di Finanza, che riferisce di un elevatissimo numero di contatti al sito in questione registrati sul territorio nazionale (in termini di alcune centinaia di migliaia);che tali contatti, per specificità, l'evidenza e l'ampiezza dell'offerta contenuta nel sito oggetto di cautela, devono essere ragionevolmente ricondotti, almeno in una significativa parte, all'acquisizione in rete di beni protetti dal diritto di autore, in violazione delle norme a presidio dello stesso;che in proposito a nulla rileva il fatto che tali beni non siano nella diretta disponibilità degli indagati, ma collocati in archivi contenuti in apparecchi elettronici di altri soggetti, dal momento che solo le informazioni contenute nel sito in questione (nel quale si trovano le chiavi per accedere agli archivi di cui sopra e attingerne direttamente documenti) consentono la realizzazione di quei contatti in numero esorbitante cui fa riferimento la Guardia di Finanza;che in tale contesto risulta del tutto evidente come gli indagati, attraverso il sito www.thepiratebay.org, quantomeno mettano a disposizione del pubblico della rete opere dell'ingegno protette, condotta astrattamente rispondente alla tipicità dell'art. 171 citato;che, riconosciuto il fumus per come esposto, deve altresì affermarsi la sussistenza del periculum, dovendosi in proposito osservare che l'elevatissimo numero di connessioni rilevate induce a ritenere in via probabilistica (valutazione del tutto compatibile con il carattere della delibazione cautelare) l'attualità della commissione del delitto ipotizzato;che, atteso il concreto atteggiarsi del fatto come sopra tratteggiato, all'affermazione della sussistenza di fumus e periculum, deve conseguentemente affermarsi anche la sussistenza della giurisdizione italiana;

considerato

che occorra ora esaminare il profilo inerente alla falsa applicazione dell'art. 321 c.p.p., che, in quanto attinente al merito, ha natura assorbente degli ulteriori profili eccepiti;

ritenuto

che le misure cautelari – e segnatamente i sequestri, secondo l'ordinamento processuale penale – hanno carattere di numerus clausus, non conoscendo il codice di rito un istituto atipico quale quello di cui all'art. 700 c.p.c.;

che di conseguenza non è giuridicamente possibile emettere sequestro preventivo al di fuori delle ipotesi nominate per le quali l'istituto fu concepito;che il sequestro preventivo ha una evidente natura reale (come peraltro fatto palese dallo stesso nomen iuris del genere al quale esso appartiene), in quanto si realizza nell'apposizione di un vincolo di indisponibilità sulla res, che sottrae il bene alla libera disponibilità di chiunque;che dunque l'ambito di incidenza del sequestro preventivo deve essere ristretto alla effettiva apprensione della cosa oggetto del provvedimento;

considerato

che il decreto censurato ha il contenuto di un ordine imposto dall'Autorità Giudiziaria a soggetti (allo stato) estranei al reato, volto ad inibire, mediante la collaborazione degli stessi, ogni collegamento al sito in questione da parte di terze persone;che tale decreto (pur astrattamente in linea con la previsione degli artt. 14 e ss. D.L.vo 70/03), lungi dal costituire materiale apprensione di un bene, si risolve in verità in una inibitoria atipica, che sposta l'ambito di incidenza del provvedimento da quello reale – come detto ambito proprio del sequestro preventivo – a quello obbligatorio, in quanto indirizzato a soggetti indeterminati (i cd. provider), cui è ordinato di conformare la propria condotta (cioé di non fornire la propria prestazione), al fine di ottenere l'ulteriore e indiretto risultato di impedire connessioni al sito in questione;

ritenuto

che l'uso del tipo di cui all'art. 321 c.p.p., quale inibitoria di attività, non può però essere condiviso, in quanto produce l'effetto di sovvertirne natura e funzione, di talché il sequestro deve essere annullato;

PQMvisti gli artt. 321, 322 e 324 c.p.p.

annulla

il decreto di sequestro preventivo emesso in data 1.8.2008 dal GIP di questo Tribunale.

Manda alla cancelleria per quanto di competenza.

Così deciso in Bergamo, il 24 settembre 2008

F.to I Giudici


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Al Pubblico Ministero Giancarlo Mancusi

All'avv. Giovanni Battista Gallus del Foro di Cagliari anche per S.P.K.

All'avv. Francesco Paolo Micozzi del Foro di Cagliari

Al GIP dott.ssa Mascarino

venerdì 26 settembre 2008

Sbloccato l'accesso a The Pirate Bay

Dal 10 agosto fino al 24 settembre 2008 uno dei siti più gettonati della rete, il maggiore tracker BitTorrent, The Pirate Bay, è rimasto inaccessibile attraverso i servizi degli Internet Service Provider italiani. Ma ora, grazie al lavoro di tre esperti, il Tribunale del Riesame di Bergamo ha accettato il ricorso di Peter Sunde e i rubinetti chiusi devono essere riaperti.



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venerdì 27 giugno 2008

Copyright nel BelPaese: copiare dalla Francia?

Cultura, web e diritto d’autore: la dottrina francese anche in Italia?
Per Denis Olivennes il futuro dei produttori dei contenuti passa da una legge-accordo condivisa. Questo è il futuro. Per Masi l'Italia saprà trovare una soluzione saggia in grado di garantire equilibrio fra tutti gli interessi in gioco.
“Un accordo e, se occorre, una legge che lo sancisca, per combattere il problema dello scambio illegale di file sul web è necessario, anzi è il futuro”: non ha dubbi Denis Olivennes, direttore del quotidiano francese Nouvel Observateur, ispiratore dell’accordo tra il mondo dei contenuti e dei service provider e del successivo disegno di legge approvato in materia la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri francese e presente ieri, 25 giugno, a Roma al convegno organizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE) sul tema “Creatività e cultura nel web: opportunità o minaccia?”.

“La Francia ha trovato una soluzione per contrastare il fenomeno - ha proseguito - Serviva un provvedimento che combattesse il peer to peer (P2P) costringendo tutti gli attori coinvolti dal problema a raggiungere un’intesa: oggi la Francia ha un progetto di legge, e a breve lo avrà anche l’Inghilterra. Questo è il futuro e questa è la nostra soluzione: l’unica strada per garantire un futuro ai produttori di contenuti culturali rispetto ai gestori delle reti”.
continua >>> l'articolo pubblicato sul Network i-dome
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Dottrina Sarkozy, Italia possibilista
L'Italia non è la Francia e Denis Olivennes non è il consigliori del presidente italiano. Ma proprio Olivennes, in Italia per un convegno industriale sul tema, si è appellato alle istituzioni italiane affinché seguano l'esempio del suo paese e puntino tutto sulla disconnessione degli utenti pirata affinché una nuova industria culturale possa sorgere al di fuori dell'attuale assedio del P2P illegale. Proprio Olivennes ha ispirato la normativa adottata dal Governo francese e che tanto sta facendo discutere.
Nel corso del convegno organizzato a Roma al Tempio di Adriano dall'Associazione Italiana Editori (AIE), l'autore del libro La Gratuità è un Furto ha spiegato che "un accordo e, se occorre, una legge che lo sancisca, per combattere il problema dello scambio illegale di file sul web è necessario, anzi è il futuro".
continua >>> l'articolo pubblicato su Punto Informatico
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Diritto d'autore: serve una soluzione ma non quella francese
La proprietà intellettuale è la protagonista indiscussa della società dell'informazione e non è possibile immaginare lo sviluppo culturale della comunità globale in assenza di un quadro di regole certo, chiaro ed univoco che tuteli adeguatamente i titolari dei diritti incentivandoli a continuare a creare nuove opere e che, ad un tempo, garantisca agli utenti legittimi di tali opere il diritto alla loro fruizione libera da ogni vincolo, legaccio, condizionamento o altro tipo di limite tecnico o giuridico.
L'impianto della legge sul diritto d'autore ed i principi fondamentali sui quali essa è basata restano, a mio avviso, attuali e vanno rispettati e salvaguardati anche nell'Era dell'accesso: l'autore ha diritto a veder remunerato il suo sforzo creativo a fronte della messa a disposizione della collettività della propria opera.
È, tuttavia, innegabile che le nuove tecnologie digitali e telematiche abbiano inciso - e continuino ad incidere - in maniera forte sulle dinamiche della produzione, distribuzione e fruizione dei contenuti digitali, imponendo un ripensamento radicale di metodi di business, abitudini di consumo e di talune disposizioni contenute nella vigente disciplina della materia.
continua >>> l'articolo di Guido Scorza pubblicato su Punto Informatico
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cheyenne

sabato 12 gennaio 2008

DIFENDIAMO LA NEUTRALITA' DELLA RETE!

Ogni bit nasce uguale e ha lo stesso diritto degli altri di essere portato a destinazione

A mio modesto avviso, contrastare la pirateria informatica non può diventare sinonimo di censura. Questa "lotta" contro la pirateria sta ledendo la libertà della massa.
Questa mini-inchiesta vuole contribuire ad ampliare questo dibattito offrendo ai nostri lettori un piccolo ventaglio delle posizioni espresse dai vari soggetti che ne sono protagonisti - a vario titolo - in Italia, Europa e Stati Uniti.Finalmente qualcosa si muove anche nei palazzi del potere federale USA: l'Organizzazione di Garanzia sulle Telecomunicazioni "(FCC) Federal Communications Commission" si prenderà la briga di indagare negli affari della Comcast, il provider che negli USA è accusato di filtrare il P2P.L’indagine della FCC avrà sicuramente importanti implicazioni nel dibattito sulla neutralità della rete, che infuria in tutto il mondo ma che vede la FCC in particolare al centro di forti polemiche.
I fautori della network neutrality, infatti, credono che gli attuali standard FCC siano totalmente inadeguati a prevenire simili abusi da parte degli Isp, mentre i fornitori del servizio e altri oppositori a nuove leggi in materia sostengono che l’attuale sistema sia sufficiente e che un nuovo intervento legislativo finirebbe per imporre nuovi limiti alle presenti pratiche di gestione del traffico, essenziali per prevenire eccessivi sovraccarichi della rete causati proprio dagli enormi flussi di download dai siti di file-sharing.

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Controlliamo i controllori della rete
Nella lotta al P2P i fornitori di servizi internet discriminano sempre più quello che passa nei loro network. Violando il principio fondamentale delle libertà della rete: la neutralità. La posta in gioco è il futuro del web e dell'economia che gli ruota intorno. Certe volte Skype non funziona, altre non si riesce a condividere i file attraverso i programmi peer-to-peer (P2P). Sono cose che possono capitare: la rete è un'infrastruttura fatta di tubi che quando sono intasati rallentano il traffico. Un classico problema di scarsità di risorse, direbbero gli economisti. Se però Skype non funziona e il P2P neppure ma sul sito della Rai o sui servizi di tv via internet degli operatori principali la connessione non dà problemi, allora c'è qualcosa che non va. Non è più un problema di network ma di gestione. In questo caso, infatti, qualcuno sta facendo il furbo e infrangendo le più elementari regole della rete. Quelle regole con cui è nata l'internet e che recitano più o meno così: ogni bit nasce uguale e ha lo stesso diritto degli altri di essere portato a destinazione. In gergo si chiama «neutralità» ma si può anche leggere « democrazia » . Una democrazia che la rete ha scelto fin dalla sua nascita per funzionare al meglio, e che ha permesso lo sviluppo di tutto quanto di bello, creativo e lucroso è fiorito dentro e intorno al web. Ma che ora è sotto minaccia.
continua >>> l'articolo Di Gabriele De Palma pubblicato su VisionPost
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GESTORI ADSL - ILLEGALE BLOCCARE SISTEMATICAMENTE P2P, SKYPE ED ALTRI PROGRAMMI
[...]Se porre limiti alla banda e' legittimo per gestire problemi di traffico della rete (sempre che non si violi il minimo garantito dal contratto), bloccare specificamente un particolare software/sito e’ illegale. Ad esempio, guardare un programma RaiTv in streaming puo' richiede molta piu' banda di quella necessaria a diverse modalita' d'uso di P2P. Se lo scopo e' davvero quello di limitare la banda per tutti affinche' sempre tutti ne possano usufruire, perche' non limitare anche l'accesso al sito Internet della Rai o a qualsiasi altro sito/programma pesante? In breve, il gestore ha il diritto ed anche il dovere di gestire il traffico, ma lo deve fare secondo criteri di obiettivita', trasparenza, non discriminazione e proporzionalita'.
continua >>> il comunicato stampa di Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc
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Alfonso Fuggetta: la neutralità della rete (quasi) perduta

[...]
Come si risolve il problema?
Deve esserci una separazione tra chi trasporta i dati e chi eroga i servizi.
Favorevole alla scorporo della rete fissa dunque, di cui Agcom e i nuovi vertici Telecom stanno discutendo?
Favorevole.
Scorporo funzionale o societario?
Da una cosa segue l'altra. Lo scorporo funzionale non ha molto significato sul lungo periodo. Solo se la società che gestirà la rete sarà distinta dall'ex monopolista si avrà la possibilità da parte di più soggetti, anche pubblici, di investire nell'infrastruttura, altrimenti le risorse sono quelle limitate di oggi. Se internet non fosse stata neutrale dalla sua nascita, o se non lo fosse più d'ora innanzi, cosa ci saremmo persi? Non avremmo Google, Skype, Facebook, Kazaa e via discorrendo. Ma questa non è una mia opinione: basta prendere la storia del web e andare a cercare quante innovazioni sono state sviluppate dagli operatori telefonici. Twitter, Google e le altre nuove realtà del web non c'entrano nulla con gli operatori. L'innovazione sul web nasce dai ricercatori e dagli utenti qualificati che, sfruttando le capacità di trasporto del network, inventano soluzioni nuove per tutti.
continua >>> l'articolo pubblicato su VisionPost
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IFPI: la UE controlli i pacchetti dati degli utenti

[...] dice IFPI, ci sono "molte semplici e ragionevoli opzioni" a disposizione degli ISP per aiutarli a contribuire alla lotta alla pirateria. Alcune sono persino già utilizzate, come ad esempio il traffic shaping e il deep packet inspection, "per migliorare la fruibilità della banda nelle ore di punta e per combattere lo spam". E quindi? Quindi IFPI ha tre proposte per i legislatori UE.
Sono tutte "economiche ed efficaci", e contribuirebbero non poco alla risoluzione del problema.
Primo, content filtering: tracciare tutto il traffico sulle reti, individuare i file audio, confrontarli con un database di riferimento e bloccare i file pirata.
Secondo, blocco dei protocolli: impedire completamente l'accesso a certi circuiti di sharing, perché ritenuti luogo d'elezione per scambiarsi materiale proibito.
Terzo, impedire la navigazione di certi siti: AllofMP3, The Pirate Bay, sono tutti siti pericolosi, tanto vale proibirli a tutti per salvare le sorti del mercato discografico.

continua >>> l'articolo di Luca Annunziata pubblicato su Punto Informatico
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Bufera sui filtri al P2P

[...]I provider che filtrano le applicazioni P2P, nel gestire la loro offerta di connettività, secondo ADUC non applicano gli attesi criteri di di obiettività, trasparenza, non discriminazione e proporzionalità, violando il Codice delle comunicazioni elettroniche, le condizioni generali di contratto (laddove non si prevedono filtri P2P o di altri programmi) e il principio fondamentale della concorrenzialità: "Un esempio su tutti. Negli Usa, Comcast - il secondo maggior gestore di ADSL - sta limitando l'accesso a programmi P2P, proprio come Tele2 ed altri gestori qui in Italia. Poiché molte TV online usano il protocollo P2P, il comportamento di Comcast - che è anche il più grande gestore di Tv via cavo - colpisce direttamente la concorrenza".Il timore di ADUC è che situazioni analoghe si presentino anche sul mercato italiano: "Con la scusa del troppo traffico, per esempio, Telecom Italia potrebbe rendere difficoltoso agli abbonati Alice ADSL l'utilizzo del protocollo VoIP per telefonare ed effettuare videoconferenze tramite Internet, danneggiando così altri operatori come Skype o Eutelia VoIP".
continua >>> l'articolo di Dario Bonacina pubblicato su Punto Informatico
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Filtri P2P, parte l'inchiesta negli States
[...] Dopo tanto clamore mediatico, minacce, utenti imbufaliti e lettere di avvocati intenzionati a fare terra bruciata attorno a Comcast, il provider che negli USA è accusato di filtrare il P2P, finalmente qualcosa si muove anche nei palazzi del potere federale: l'Organizzazione di Garanzia sulle Telecomunicazioni Federal Communications Commission si prenderà la briga di indagare negli affari della società, alla ricerca di eventuali comportamenti discriminatori nei confronti dei bit scambiati dagli utenti in rete.
continua >>> l'articolo di Alfonso Maruccia pubblicato su Punto Informatico
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AT&T è il primo vero Cybercop
[...]"Stiamo lavorando su una soluzione tecnologica e riteniamo che il modo migliore di affrontare il problema si agire a livello di network". Così James Cicconi, vice presidente senior del reparto affari legali di AT&T, nel corso di un panel di discussione sulla pirateria telematica tenuto a latere del CES di Las Vegas.
AT&T ricorda quello che i lettori di Punto Informatico conoscono benissimo: l'azienda ha stretto un accordo a tutto campo con le major. Lo scopo? Bloccare tutto il bloccabile. Ed ora bisogna fare di più.
continua >>> l'articolo di Alfonso Maruccia pubblicato su Punto Informatico

domenica 9 dicembre 2007

FRANCIA: Sacem potrà tracciare gli indirizzi IP dei pirati

Il Consiglio di Stato ha deciso: Sacem, che rappresenta gli autori, potrà sorvegliare le reti di scambo di archivi musicali o video per peer-to-peer.
La Sacem avrà, dunque il diritto di sorvegliare le reti P2P e rilevare le infrazioni, annotare gli indirizzi IP, contabilizzare gli archivi scambiati, annotare gli indirizzi IP e redigere i dossier che saranno trasmessi ad un giudice preposto.
Tuttavia, la decisione non è stata ovvia poichè la controversia è durata due anni. Nel 2005, il Cnil(Commissione Nazionale dell'Informatica e delle Libertà) aveva rifiutato una domanda simile formulata dal Sacem. Questi stessi organismi intendevano seguire autonomamente gli internauti che mettono a disposizione la musica ed i video contenuti nei loro HDD. La richiesta,
però, era più complessa. Si trattava anche di recuperare presso i provider francesi (FAI) i nomi degli utenti che praticano gli scambi attraverso le reti peer-to-peer (P2P) ed i relativi IP. La Sacem desiderava anche poter inviare messaggi agli utenti per dissuaderli dal continuare.
Il Cnil giudicò inammissibile questa richiesta perchè avrebbe autorizzato la Sacem ad una raccolta di dati riguardanti gli utenti e considerò la richiesta sproporzionata rispetto alle finalità perseguite.
Nel contempo, la commissione Olivennes (rf. articolo Sarkozy contro la pirateria), ha sottoscritto un accordo che prevede la creazione di un'autorità indipendente e pubblica. Quest'ultima avrà il diritto di risalire ai nomi degli utenti e dovrebbe inviare loro i messaggi d'avvertimento (di cui Sacem voleva occuparsi), nonchè provvedere al distacco della linea di connessione ad Internet nel caso in cui, l'utente, ignorasse tali messaggi.
L'accordo, che non è stato ancora trasformato in una legge, prevede anche obblighi per i Provider, che saranno obbligati a collaborare, sotto pena di sanzioni. Dovranno anche approntare una selezione dei collegamenti Internet e dei loro abbonati. La messa in pratica è ancora lontana ........ ma il cammino è stato tracciato...


fonte

cheyenne