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domenica 20 gennaio 2008

Alla ricerca della privacy perduta ........

PIU’ SICUREZZA MENO PRIVACY
L’ammiraglio McConnell, direttore della National Intelligence americana, sta lavorando da qualche tempo alla Cyber Security Policy a stelle e strisce in cui saranno incluse regole di impiego di Internet ai fini investigativi.L’iniziativa prende spunto da un confronto avvenuto tra il Presidente G.W. Bush e l’ufficiale durante il quale sarebbe emerso che, verosimilmente, un attacco informatico in danno di un ufficio di credito avrebbe, addirittura, una ripercussione negativa sull’economia nazionale maggiore di quella che si è avuta a seguito del drammatico evento del settembre 2001. Stime parlano di danni alle finanze locali pari ad un ammontare di oltre 100 miliardi di dollari l’anno a causa dei reati consumati attraverso il web.Le accese discussioni intorno a questo progetto stanno facendo impallidire le aspre critiche che da circa trent’anni ruotano intorno al FISA - Foreign Intelligence Surveillance Act –, la norma statunitense che dal 1978 detta i principi per la sorveglianza e reperimento di informazioni sulle intelligence straniere.La bozza del protocollo prevede, in prima istanza, la riduzione dei punti di accesso alla rete a cui sono collegati elaboratori istituzionali da 2000 a 50, per assicurare un maggior controllo.E, sempre in nome della sicurezza, sarà permesso alle autorità governative di monitorare tutto il traffico – nazionale e internazionale - in Internet, dai contenuti delle mail ai trasferimenti di file.E’ questa la motivazione che ha infiammato gli animi di coloro – e sono davvero tanti - che vedono in queste disposizioni una clamorosa invasione della propria sfera personale.Di contro un collaboratore di McConnell ha illustrato ad un cronista di una testata giornalistica come sia indispensabile limitare la privacy dei singoli per garantire una maggiore sicurezza.La notizia più incredibile, però, è che esiste già una stanza segreta - il cui accesso è consentito esclusivamente al personale in possesso di un nulla-osta rilasciato dalla National Security Agency - presso gli uffici di San Francisco dell’AT&T in cui confluiscono tutte le comunicazioni che transitano sulle loro linee.
continua >>> l'articolo di Davide Mancini - Ispettore della Guardia di Finanza, responsabile dell’Unità Computer Forensic del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche [...]
pubblicato su Data Manager On Line
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Un archivio globale per i dati biometrici
Impronte digitali, scansioni dell'iride, dati genetici potrebbero diventare materiale di scambio fra l'intelligence statunitense e quella di altri paesi. L'obiettivo è istituire un database sconfinato nel quale raccogliere i dati il più possibile completi di criminali e di sospetti, per tutelare al meglio la sicurezza degli stati coinvolti.
Potrebbero essere milioni gli individui schedati nel database, potrebbe esserci una sezione dedicata ai criminali most wanted: a rivelare i dettagli è The Guardian. Si chiamerà Server In The Sky e potrebbe coinvolgere tutti gli alleati che già partecipano al network di Echelon: Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda si sono associate nell'International Information Consortium per tracciare un piano della strategia da adottare e per coordinare le forze da impiegare nel progetto.
continua >>> l'articolo di Gaia Bottà pubblicato su Punto Informatico
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Leggendo questi articoli, la mia prima impressione è stata di impotenza a cui si è sovrapposto un forte senso di rabbia. Mi sono chiesta: il popolo della rete continua a discettare sulla neutralità della Rete, sulla legittimità o meno delle intercettazioni, violazione della privacy, mentre ........I POTENTI DELLA TERRA hanno già deciso e messo in atto .....che tutto va tracciato e controllato.In quali mani sono i nostri dati personali?Cosa succede allorquando essi vengono persi?Avrete sicuramente letto o sentito della clamorosa perdita riguardante un CD contenente oltre 25 milioni di dati anagrafici delle famiglie britanniche. L'altro giorno è accaduto anche negli Stati Uniti ..... riguarda solo...... (eufemismo sic!) 650.000 clienti di una società.
cheyenne

domenica 13 gennaio 2008

Così i led tradiscono i nostri dati

Grazie alle modulazioni luminose, utilizzando tecniche di spionaggio note come Optical Tempest è possibile intercettare i dati in transito su un computer anche a distanze ragguardevoli

In un precedente articolo ci siamo concentrati sulla tecnologia Tempest elettromagnetica. In questo caso approfondiremo l’intercettazione ottica, ovvero quelle definita in gergo come Optical Tempest. Con questo termine ci si riferisce all’intercettazione, tramite apparecchiature spesso molto semplici, delle modulazioni della luce legata alle spie degli hard disk, dei modem, dei router e di tutto quanto modula dati tramite led presenti sui sistemi informatici. Si tratta, è bene ricordarlo, di metodologie utilizzate fino a poco tempo fa soltanto da Agenzie di stato o da strutture militari per recuperare informazioni altrimenti non accessibili. Infatti di Optical Tempest fino a pochi anni fa non se n’era mai sentito parlare, in quanto ritenuta una tecnologia riservata e pericolosa da divulgare.
Talvolta, quando si parla dei coefficienti di sicurezza di questi sistemi, li si confronta con le normali tecniche utilizzate dagli hacker per accedere a dati e si tende a fare il confronto con la purezza dell’informazione e con il tempo necessario al suo trattamento. In altre parole, se un hacker riesce ad accedere a un sistema e a prelevare dei file questi in genere non necessitano di elaborazioni finalizzate a renderle migliori qualitativamente. In questo caso, invece, parliamo di tecnologie che vengono utilizzate quando non esistono collegamenti di rete, quando i sistemi non sono accessibili in altro modo ovvero quando non esiste alcun altro mezzo per carpire le informazioni trattate dai sistemi stessi.
Evidentemente il lavoro da svolgere incontra maggiori difficoltà, ma per contro dispone di tecnologie che agli altri sono vietate e con le quali si cerca il modo adatto per entrare in possesso delle informazioni (Tempest, Optical Tempest e altri), i metodi per ripulirle dai disturbi e quelli per ricostruire parti mancanti. Questo significa che esistono diverse diverse fasi da considerare in un operazione d’intercettazione, delle quali le ultime – purificazione e ricostruzione - due sono le più lunghe e complesse.
Ma torniamo all’intercettazione ottica delle informazioni. Esistono due metodologie legate ai led e alle variazioni di luminosità dei monitor. La seconda sembra fantascientifica, ma bisogna tener presente che i pixel sul monitor vengono accesi e spenti come se fossero lampadine, seguendo degli orologi di sistema che regolano la scansione orizzontale e verticale. Un sistema elettronico è in grado di percepire queste microvariazioni di luce e utilizzarle per ricostruire le immagini create sul monitor. Mentre nel caso dei led per il trasferimento seriale dei dati le informazioni sono di fatto una successiva all’altra, nel caso dei monitor i tempi legati alla sincronizzazione verticale e orizzontale del cannone elettronico devono essere utilizzati per ricreare i vari pixel disposti su diverse righe e colonne.
Markus Khun ha studiato a fondo questa tecnologia all’Università di Cambridge e ha rilasciato un documento intitolato
Optical Time-Domain Eavesdropping Risks of CRT Displays. Molte periferiche usate dai computer dispongono di led che in genere lampeggiano modulati dai dati che il dispositivo stesso sta trattando. Il grafico che segue mostra nella parte bassa la modulazione dei dati tramite i led, mentre la sezione superiore rappresenta l’intercettazione eseguita da 5 metri di distanza. Ma quante periferiche presentano questa caratteristica? Gli esperimenti eseguiti su un gran numero di device ha mostrato che un buon 36% di questi permette di ricostruire i dati trattati semplicemente intercettando la modulazione dei led.
continua >>> l'articolo di Flavio Bernardotti pubblicato su Apogeonline
cheyenne