domenica 10 febbraio 2008

Boom delle truffe online. Così ci rubano l'identità

Spesso in coda alle classifiche occidentali per uso di Internet e pc, ora l'Italia scopre di avere un primato notevole, anche se poco invidiabile: la nostra lingua è quella più usata, ovviamente dopo l'inglese, per le truffe online. Il dato emerge dagli studi delle aziende di sicurezza informatica che tengono sotto controllo le frodi informatiche messe in atto tramite email. Note come phishing, queste truffe sono considerate tra le minacce più rilevanti per quanto riguarda la sicurezza delle transazioni elettroniche. Il meccanismo è abbastanza semplice, ma molto insidioso: i criminali informatici inviano milioni di messaggi di posta elettronica, camuffandoli in modo da farli apparire come provenienti da istituti di credito o da siti di commercio elettronico. In Italia, il principale specchietto per le allodole usato dai truffatori è il marchio Poste Italiane, ma crescono anche i messaggi apparentemente inviati da siti statunitensi, come eBay o PayPal, gli ultimi entrati nel mirino dei truffatori. La tipica email di phishing chiede all'utente di accedere al proprio account, cliccando su un link contenuto nell'email stessa. Il link in realtà non porta al sito della banca, ma a una pagina del tutto simile nella quale la vittima inserisce, in buona fede, il proprio nome e la password. In questo modo comunica inconsapevolmente i suoi dati personali ai truffatori, che possono usarli a piacimento per svuotargli il conto.
continua >>> l'articolo di ALESSIO BALBI pubblicato su Repubblica
cheyenne

La Ducati corre sull'Hi-Tech

Ducati corre sul web: la casa bolognese e la Onda Communication (la Honda non c'entra nulla...), hanno infatti appena sottoscritto un accordo che permetterà al "Made in Italy" di essere vincente sul mercato internazionale in un settore dove sino ad oggi non ha avuto una grande presenza: le Telecomunicazioni, i prodotti elettronici e informatici di alta tecnologia. L'accordo prevede dunque la produzione, in Licensing con il brand Ducati e Ducati Corse, di prodotti per l'accesso ad internet veloce in mobilità.
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I primi due prodotti ad essere resi disponibili in Italia, nei primi giorni di maggio 2008, presso tutti i centri TIM, con la quale è già stata definita un'esclusiva per i territori dove TIM è direttamente presente (Italia e Brasile), saranno il modem da tavolo USB e il Pen Drive USB. A livello internazionale, verranno poi selezionati alcuni operatori che avranno un'esclusiva territoriale nella nazione dove sono presenti.

Continua----->La Repubblica

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Confessioni di uno spammer pericoloso

La differenza tra un'e-mail indesiderata e il marketing? Nessuna. Parola di «Donald», uno degli «inquinatori» più ricercati della rete. Guadagna fino a 30 mila euro al mese e si considera solo un uomo d'affari: «offro alla gente quello che vuole».
n.b.
«Donald» è solo un nickname, scelto per ovvi motivi di sicurezza. Il suo vero nome, invece, compare nelle liste degli spammer più attivi sul fronte del phishing (lo «spillaggio» di dati sensibili) e delle botnets (le reti di computer «zombie», controllati da remoto per inviare grandi quantità di mail).
Come sei arrivato a fare lo spammer?
Ho sempre lavorato nell'informatica come amministratore di rete. Ma non mi è mai piaciuta l'idea di rendere qualcun'altro ricco con il mio lavoro. Volevo diventare il boss di me stesso. Qualche anno fa sono venuto a sapere di tutti i soldi che i cosiddetti spammer riescono a fare, e ho pensato: perché non provarci? Ho imparato molto da chi già stava nel business, ma i migliori consigli mi sono arrivati dai primi partner a cui ho offerto i miei servizi.
Quante ore lavori al giorno?
Circa sei. So che possono sembrare poche, ma va considerato che non ho mai un giorno libero. I miei fornitori contano sulla mia disponibilità 24 ore al giorno, 7 giorni su 7: devo esserci sempre.
Operi da solo o in gruppo?
Diciamo che ho un giro di persone su cui posso contare per determinate questioni.
Quanto riesci a guadagnare?
Posso arrivare fino a 30.000 dollari in un mese. Ma ci sono anche mesi in cui incasso molto meno, 4-5 mila. Dipende da quanto sono impegnato.
Come ti contattano i fornitori? E che tipi di accordi commerciali fate?
Lavoro in questo settore da un bel po' e ho costruito una buona base di clienti: la maggior parte mi conosce già. La performance può essere misurata in diversi modi. Quando spedisco le mail per «programmi affiliati», i link contengono tag con l'indicazione della provenienza. Ma ci sono anche accordi di tipo forfettario, basati su quantitativi predeterminati di e-mail.
Quali sono le tecniche di spam che rendono di più?
La e-mail di massa non è semplice. C'è da competere con un sacco di altri spammer, quindi devi essere originale per spiccare. Lo spam per immagini è sicuramente più efficace del testo: entra nel messaggio di posta e si fa notare.
E quali i contenuti che tirano di più?
Il porno va alla grande, ma ormai ce n'è così tanto gratis in rete, che è difficile trovare clienti (a parte per materiali «di nicchia»). E comunque il miglior ritorno lo si ottiene da prodotti che non si trovano facilmente in giro. Cose di cui non hai mai sentito parlare, fino a quando non ricevi una delle mie e-mail.
Cosa pensi delle leggi per fronteggiare il fenomeno? E delle iniziative nate dal basso?
Tutto inutile, tanto la gente vuole comunque la nostra roba. Altrimenti non starei in questo business. In giro ci sono molti pseudo-benefattori che vogliono solo controllare cosa arriva nelle cartelle di posta della gente, ma non agiscono nell'interesse dei consumatori.
Che effetto ti fa stare nella lista degli spammer più pericolosi?
Beh, preferisco non parlarne: in tanti pensano di conoscermi, ma non è così. L'unico risultato è che vengo spesso contattato da un tale che cerca di infettare i miei computer con messaggi pericolosi.
Intervistato da ComputerWorld, un ex spammer ha dichiarato: «Lo spam non è rubare, anche se mi è chiaro il suo lato sporco. In realtà siamo aiutati anche dagli utenti». Cosa ne pensi?
Il motivo per cui riesco a vivere con lo spam è molto semplice: la gente compra ciò che i miei clienti vogliono vendere. Sto solo dando alla gente ciò che vuole e, allo stesso tempo, facendo un sacco di soldi per me. Però mi ha fatto molto riflettere una cosa che mi ha detto un mio amico spammer: «Lo spam è come l'eroina. All'inizio ti piace molto e vorresti farlo per sempre, ma credimi, non fa bene».
Trovi ci sia una differenza tra lo spam e il marketing?
Sono la stessa cosa.
(Articolo di Nicola Bruno pubblicato giovedì 7 febbraio
sull'inserto Chip&Salsa del Manifesto)
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cheyenne

Sicurezza dati missione impossibile

Che sia possibile avere una completa messa in sicurezza dei nostri dati è una missione impossibile. Questo è il risultato di uno studio condotto dalla University of Leeds.
E' difficile che imprese ed organizzazioni riescano a proteggere dati come numeri di carte di credito, indirizzi se non chiudendo gli stessi in cassaforte. I ricercatori che hanno condotto lo studio affermano che non è possibile salvaguardate i dati al 100%.
L'analisi dei rischi mette in evidenza che il pericolo non è solo a livello tecnologico ma anche a livello unamo infatti, l'anello debole della "catena" pare sia proprio la componente umana che, tendendo a semplificare in modo naturale ogni azione, perde alla fine la capacità di "prevedere" anche gli imprevisti.
A tal proposito, Gerard Hodgkinson, direttore del Centre for Organisational Strategy, Learning and Change (COSLAC) esemplifica dicendo che "preparando una semplice tazza di thè non ci si sofferma sulla possibilità che l'acqua bollente possa essere versata su se stessi o ci si possa soffocare sorseggiando la bevanda".
A questa conclusione Gerard Hodgkinson è giunto dopo aver intervistato un gruppo di 112 persone che utilizzano regolarmente sistemi IT nell'ambito lavorativo, ascoltando le loro opinioni su possibili rischi sulla sicurezza dei dati.
Robert Coles, uno degli autori del rapporto, afferma che, i risultati della ricerca hanno dimostrato che, nonostante ci si concentri sui potenziali rischi e sulle problematiche riguardanti la sicurezza dei dati attuando le migliori strategie e sistemi per la loro protezione, nella pratica si commettono ancora errori elementari.
I ricercatori, però, sono convinti che i risultati dello studio condotto possano aiutare le organizzazione ad individuare gli eventuali punti deboli in modo da poter mettere in atto le adeguate strategie e migliorare così la sicurezza dei dati.
La relazione integrale dello studio effettuato è stato pubblicato sul numero di febbraio della rivista Risk Analysis.
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